Trickster o non trickster, questo è il dilemma.
Se stai leggendo il nostro articolo probabilmente sei assillato da un interrogativo senza risposta come Amleto.
Sei incappato in questo termine strano, semi sconosciuto, su cui non sei riuscito a fare del tutto chiarezza.
Ma non ti preoccupare, sei finito nelle mani giuste! 😉
Quindi partiamo dal principio per risolvere i tuoi dubbi: cos’è un trickster?
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C. Vogler, Il viaggio dell’eroe – La struttura del mito ad uso di scrittori di narrativa e di cinema, Dino Audino Editore, Roma 2020, p.60
Buffoni e spalle comiche. Verrebbe dunque da pensare che i trickster siano delle specie di giullari di corte o personaggi con la battuta sempre pronta, ma non sono solo questo.
Racchiudono in sé molto di più.
Ma vediamo insieme il loro compito primario.
Tra funzioni e archetipo
L’associazione tra trickster e buffone porta a pensare che la sua funzione primaria sia quella di far ridere e divertire, ma non è esattamente così.
In realtà, il suo compito primario è molto più sottile, ossia quello di alleggerire la tensione.
Per spiegarmi meglio, ti è mai capitato di dire: “Ho visto un film veramente bello, ma che pesantezza! Non penso che lo guarderò una seconda volta.”?
Comprendi perfettamente che le storie che lasciano il segno hanno dei forti momenti drammatici. Sono proprio quelli che fanno di un semplice film un campione di incassi. Ma se questi momenti si prolungano troppo potrebbero causare insofferenza e avversione nello spettatore.
I momenti drammatici richiedono un impegno emotivo e se questo impegno risulta essere troppo alto, si rischia che lo spettatore smetta di guardare il film.
Noi ci siamo trovati in questa situazione durante la visione di The Revenant: nonostante la performance da urlo di Di Caprio, nonostante la fotografia perfetta, nonostante la storia avvincente, l’abbiamo visto fino alla fine solo perché eravamo al cinema, l’avessimo guardato su Netflix avremmo cambiato film dopo mezz’ora.
Questo capita quando le storie si prendono troppo sul serio, portando il lettore o lo spettatore ad annoiarsi. È assolutamente giusto portare in scena storie tragiche, ma se si continua a prendere a pugni l’interlocutore si rischia che quest’ultimo non arrivi al finale.
Ed ecco che qui entra in scena il trickster con la sua funzione primaria: alleggerire l’atmosfera.
A volte basta una semplice battuta, basta strappare un sorriso, anche amaro, per far in modo che il lettore non chiuda il libro e lo dimentichi su qualche mensola.
Però fai attenzione, se l’alleggerimento risulta forzato potrebbe causare un senso di straniamento nell’interlocutore, quindi, va bene alleggerire, ma sempre con un senso logico.
Vediamo alcuni esempi di trickster, per chiarire meglio il concetto:
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Era stanco (Harry Potter n.d.a.) di vedersi evitato quando qualcuno lo incontrava per i corridoi, come se da un momento all’altro dovesse tirar fuori le zanne o schizzare veleno; stanco di essere chiacchierato, segnato a dito, insultato. Per Fred e George, invece, tutto questo era molto divertente. Avrebbero fatto qualsiasi cosa per precedere Harry lungo i corridoi, Gridando: “Fate largo all’Erede di Serpeverde, passa un mago pericoloso e cattivo…” […] Harry non se la prendeva; lo confortava il pensiero che almeno Fred e George giudicassero ridicola l’idea che lui fosse l’Erede di Serpeverde.
J.K. Rowling, Harry Potter e la camera dei segreti, Mondadori S.p.A., Milano 2001, p.190
Fred e George Weasley sono dei trickster perfetti: personaggi secondari nella saga di J.K. Rowling, appaiono spesso con i loro sorrisi malandrini e scherzi ben architettati per alleggerire i momenti particolarmente pesanti.
È esattamente quello che succede in Harry Potter e la camera dei segreti: Harry è temuto e odiato da tutti gli altri studenti e, proprio in questo clima di tensione e tristezza, Fred e George riescono a risollevare, almeno in parte, l’umore del protagonista occhialuto.
Tuttavia, i trickster non devono per forza essere delle amabili canaglie come i due gemelli, possono anche essere personaggi seri e dediti ai loro valori, che però, ogni tanto, alleggeriscono l’atmosfera con la loro ironia.
Questo è il caso di Gimli: il nano del Signore degli anelli è infatti un guerriero senza macchia o paura che, però, è autore di battute comiche che stemperano le cruente battaglie messe in scena nei film.
La figura del trickster non si limita solo ad essere un intermezzo comico, spesso assolve anche ad altre due funzioni narrative molto importanti:
- ridimensionare gli eroi, pieni del loro ego, riportandoli con i piedi per terra;
- mettere in evidenza le assurdità e le ipocrisie del mondo che li circonda.
L’esempio perfetto di questi due casi si racchiude in Deadpool.
Il mercenario chiacchierone è un personaggio fastidioso, spesso molesto nei confronti degli altri supereroi, ma proprio con le sue battute e frecciatine porta il Wolverine di turno a prendersi un po’ meno sul serio.
Inoltre, durante i film, capita spesso che infranga la quarta parete, parlando direttamente con lo spettatore e mettendo in evidenza i cliché dei film di supereroi.
Anzi, potremmo anche dire che Deadpool rappresenta perfettamente ciò che Vogler definisce eroe trickster: un eroe che grazie al suo ingegno – in questo caso grazie alla sua rigenerazione – riesce a battere nemici più forti di lui, il tutto, combinando guai.
Arguzia, ingegno e simpatia, sono forse questi gli aggettivi che descrivono meglio il trickster, che non è solo una semplice spalla comica, ma un agitatore che riesce a far riflettere sia l’eroe che il fruitore della storia.
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