Come si può intuire dal titolo, questa non è una guida dedicata a fotografi o pittori, ma bensì a un archetipo fondamentale della narrazione: l’ombra.
Che siano villain, malvagi o semplicemente “cattivi”, le ombre sono sempre gli avversari dell’eroe. Possono rappresentare l’essenza del male oppure essere solo meschini, perfidi ed egoisti, ma qualunque sia il loro carattere una cosa li accomuna: hanno come unico scopo quello di annientare l’eroe della storia.
Darth Vader, Voldemort, Sauron, ma anche Capitan Uncino, Malefica e Scar. Questi iconici personaggi sono degli esempi perfetti, ma l’archetipo dell’ombra è più complesso di quello che sembra.
Infatti, molto spesso, l’avversario più difficile da sconfiggere per l’eroe è se stesso.
Ma partiamo dal principio: cos’è realmente un ombra? E qual è il suo scopo?
Ombra, tra significato e funzione narrativa
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L’ombra sfida l’eroe e gli dà un degno rivale da contrastare. Le ombre creano conflitto e tirano fuori il meglio di un eroe mettendone la vita in pericolo. Si dice che una storia è valida quando il cattivo è ben costruito, perché un antagonista forte costringe l’eroe a essere all’altezza della sfida.
C. Vogler, Il viaggio dell’eroe – La struttura del mito ad uso di scrittori di narrativa e di cinema, Dino Audino Editore, Roma 2020, p.54
Vogler, nel suo Viaggio dell’Eroe, indica precisamente il compito di un’ombra: mettere in pericolo l’eroe.
Lo scontro fra questi due archetipi rappresenta l’ultima battaglia che determinerà il successo o il fallimento dell’impresa del protagonista. L’ombra è il “cattivo supremo”, quello che ha sempre cercato di sviare il percorso dell’eroe, assumendo anche a volte la maschera di altri archetipi, come quello del trickster o dello shapeshifter.
Luke Skywalker dovrà affrontare Darth Vader, Harry Potter Voldemort e Frodo dovrà vincere la volontà di Sauron che vive nell’anello. In estrema sintesi, tutti gli eroi dovranno eliminare le loro ombre per poter tornare a casa sani e salvi.
Eroe e ombra sono quindi la contrapposizione tra bene e male, tra giusto e sbagliato: il pubblico lotta fianco a fianco con l’eroe, soffre con lui e infine, sconfigge il cattivo insieme a lui.
Ma come l’eroe, che per diventare il paladino del pubblico deve possedere delle qualità universali e uniche allo stesso tempo, anche l’ombra non deve essere semplicemente la “rappresentazione del cattivo supremo”.
Infatti, per descrivere un’ombra credibile è utile umanizzarla: le ombre totalmente malvagie e dannose, come possono essere Sauron e Voldemort, non fanno empatizzare il pubblico, diventando così dei personaggi quasi astratti, in quanto incarnazione pura del male.
Invece, un’ombra come Darth Vader, grazie alla sua redenzione finale per amore del figlio, risulta essere molto più credibile e affascinante.
Le ombre con un tocco di bontà o con qualità ammirevoli sono quindi più apprezzate e credibili per il pubblico, e in questo caso la Disney fa da padrone assoluto: Capitan Uncino, la Regina di Biancaneve, Crudelia Demon, Malefica e Scar, sono solo alcuni degli esempi di ombre che risultano essere squisitamente sinistre a causa della loro impetuosità, forza, bellezza ed eleganza.
Ma cosa succede quando l’ombra non è un altro personaggio, ma è l’eroe stesso?
Quando l’ombra diventa il lato oscuro dell’eroe
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L’ombra può rappresentare il potere dei sentimenti repressi. I traumi profondi o i sensi di colpa possono inasprirsi se ricacciati nell’oscurità dell’inconscio, ed emozioni nascoste o negate possono diventare qualcosa di mostruoso desideroso di annientarci. L’archetipo dell’ombra raffigura le psicosi che non solo ci ostacolano, ma minacciano di distruggerci.
C. Vogler, Il viaggio dell’eroe – La struttura del mito ad uso di scrittori di narrativa e di cinema, Dino Audino Editore, Roma 2020, p.53
Psicosi, cattive abitudini, paure, l’ombra può ghermire l’eroe anche rimanendo dentro di lui.
Cosa succede quando il sorriso crudele appare riflesso nello specchio e non in un viso estraneo?
Tra cinema e romanzi, abbiamo diversi esempi di protagonisti tormentati da loro stessi, dai loro errori e dalla incapacità di perdonarsi. Un esempio a noi molto caro è quello di Walter Bishop, geniale scienziato della serie Fringe.
Per chi non avesse mai visto questo capolavoro fantascientifico del piccolo schermo, un breve riassunto: Walter Bishop viene recuperato in un manicomio da un’agente dell’FBI, Olivia Dunham, e da suo figlio Peter Bishop, per indagare su strani e inspiegabili delitti avvenuti negli Stati Uniti.
Con l’avanzare della serie si capisce che Walter non ha tutte le rotelle al posto giusto: la sua permanenza nel manicomio l’ha quasi distrutto e necessita di un’assistenza costante ma, nonostante questo, è rimasto uno scienziato con un’intelligenza unica nel suo genere.
Intelligenza che nel suo passato l’ha portato a compiere scelte del tutto discutibili, scelte che lo tormentano per tutte e cinque le stagioni della serie.
Infatti si scoprirà che, spaventato da se stesso e dal suo desiderio di onnipotenza, si è fatto asportare una parte del cervello, rendendosi così “pazzo” e meno intelligente.
Walter quindi è in perenne lotta con se stesso, con le sue manie di grandezza e con i limiti intellettuali che si è autoinflitto. Questo perché ha compiuto una scelta che riesce a perdonarsi solo nelle battute finali della serie, sconfiggendo una volta per tutte la sua ombra interna.
Come ideare la tua ombra
Sei arrivato alla fine della guida, e ora puoi iniziare a immaginare l’ombra della tua storia! 😉
Se non sai da che parte iniziare, ti rimando a Come creare un personaggio: un articolo pensato per aiutarti a descrivere e dare vita ai tuoi personaggi.
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