Se stai leggendo queste righe vuol dire che probabilmente sei incappato nel termine mentore e le motivazioni sono principalmente due:
- non sai cosa significa e vuoi approfondire meglio la conoscenza di questo archetipo;
- oppure stai scrivendo un racconto e ti piacerebbe creare un mentore credibile e memorabile.
In entrambi i casi sei nel posto giusto! 😉
Ma partiamo dal principio e scopriamo insieme da dove deriva questo termine.
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La parola “mentore” deriva dal personaggio omonimo dell’Odissea. Mentore era il fido amico di Ulisse, al quale fu affidata l’educazione di Telemaco durante il lungo viaggio di ritorno dalla guerra di Troia del padre. Mentore ha dato il proprio nome a tutte le guide e gli istruttori, ma in realtà era Atena, la dea della saggezza, che si celava sotto le sue spoglie portando nella storia l’energia dell’archetipo del Mentore.
C. Vogler, Il viaggio dell’eroe – La struttura del mito ad uso di scrittori di narrativa e di cinema, Dino Audino Editore, Roma 2020, p.94
Vogler nel suo Viaggio dell’Eroe, ci racconta l’origine della parola mentore, ma questa figura non nasce ovviamente con Omero e la sua Odissea, ma viaggia nella storia dell’umanità dall’alba dei tempi.
Da Merlino a Silente, da Gandalf a Obi-Wan Kenobi, l’archetipo del vecchio saggio che aiuta e accompagna l’eroe nella sua impresa, si snoda dall’antichità fino ai giorni nostri.
Ma cosa definisce realmente la questa figura? E perché è così importante?
Le funzioni del mentore
In una storia, lo scopo principale di un mentore è quello di guidare e aiutare il protagonista a compiere la sua impresa. Molto spesso il mentore stesso è stato un eroe in gioventù, infatti, l’archetipo classico di questa figura è quello di un vecchio che passa la propria conoscenza a una nuova leva.
In altre parole, la figura del mentore è molto versatile e può essere impersonata da personaggi diverse, sia nella letteratura che nella nostra stessa vita. Ciò che non muta è il suo scopo di giuda.
Ma vediamo nel dettaglio quali sono i suoi compiti per i fini narrativi di una storia.
L’insegnamento
Il primo compito di un buon mentore è quello di insegnare qualcosa di nuovo all’eroe, che possa permettergli di muoversi nel mondo straordinario e raggiungere il suo scopo.
Obi-Wan inizia Luke alla via della Forza, il Maestro Miyagi insegna il karate a Daniel, Mickey Goldmill rende Rocky un vero pugile, e Rocky stesso diventa l’allenatore di Creed nella saga omonima.
Questi sono tutti esempi calzanti della figura del mentore, ma egli non si limita solo a un mero passaggio di informazioni, ma molto spesso passa anche dei valori e una visione del mondo positiva.
Per esempio:
“Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita.“
Sì, parlo di quel capolavoro cinematografico che porta il nome de L’attimo fuggente, in cui Robin Williams interpreta il professore di letteratura John Keating.
John, ovviamente, insegna letteratura, ma non si limita solo a quello: porta i suoi studenti a riappropriarsi delle loro vite e, semplicemente, a vivere seguendo le loro vere passioni.
John non è un saggio e neanche vecchio, è solo un professore che vuole guidare i suoi alunni all’infuori di una vita già tracciata, è un mentore che trasmette valore più che concetti: quello che i ragazzi si ricorderanno di lui non saranno le nozioni accademiche, ma il valore e il diritto di compiere una scelta.
Fare doni
Un altro compito del mentore è quello di donare qualcosa all’eroe, che lo aiuterà a raggiungere il suo scopo.
Obi-Wan regala la spada di Anakin a Luke. Silente, invece, restituisce il mantello dell’invisibilità di James ad Harry.
I doni del mentore sono molto spesso indispensabili all’eroe per compiere la sua impresa, ma questi doni non devono essere per forza materiali, possono anche assumere la forma di consigli.
La coscienza dell’eroe
Oltre a fare doni, il mentore molto spesso si ritrova ad impersonare la coscienza dell’eroe: a dirgli cosa è giusto e cos’è sbagliato, a farlo riflettere sulle sue scelte e sul percorso da intraprendere.
L’esempio classico è ovviamente quello del Grillo Parlante di Pinocchio che, però, nella fiaba originale viene messo a tacere dal burattino a suon di martellate. Pinocchio uccide la sua stessa coscienza, per potersi divertire quanto vuole senza doversi sentire in colpa.
Questi tipi di mentori, le coscienze degli eroi, molto spesso non hanno una forma corporea, ossia non devono per forza essere “fisici”, ma possono anche essere dei concetti più o meno astratti.
Mi spiego meglio: a volte il mentore si trova già all’interno dello stesso eroe, e assume la forma dei valori che ritiene giusti e che segue durante la sua vita e la sua impresa.
Ad esempio, nella serie Dexter, la coscienza del protagonista è il Codice di Harry: un insieme di regole che consentono al serial killer di uccidere i criminali e farla franca, dandosi anche una sorta di alibi morale.
Tuttavia, il Codice non si limita a essere stampato a fuoco nella mente del protagonista, ma assume le sembianze del padre, Harry, morto prima dell’inizio della serie. Dexter ha delle vere e proprie conversazioni con questo fantasma, nelle quali cerca, a suo modo, di giustificare il costante bisogno di uccidere.
Motivatore
Un altro compito del mentore è quello di motivare l’eroe a compiere la sua impresa: a volte, infatti, l’eroe è riluttante e non vuole lasciare la comodità del suo mondo ordinario. Entra così in gioco il mentore che lo aiuta a superare le sue paure, rassicurandolo e spronandolo a iniziare il suo percorso.
Un esempio lo troviamo ne Lo Hobbit: Bilbo Baggins non è molto felice quando Gandalf si presenta alla sua porta con una compagnia di nani, anzi, non vorrebbe neanche condividere il suo cibo con loro. Figuriamoci lasciare le comodità della sua casa.
Tuttavia, Gandalf sa che l’hobbit in realtà è pronto a partire per la sua grande avventura, tanto che lo sprona (anche con maniere brusche) a intraprendere il suo viaggio.
Bilbo dunque è un eroe riluttante. Ha sì la scintilla per diventare un eroe caposaldo della storia della Terra di Mezzo, ma il suo carattere lo blocca.
Se Gandalf non l’avesse spinto, Bilbo non sarebbe mai partito, l’anello sarebbe rimasto a Gollum e la Compagnia dell’Anello non sarebbe mai esistita. E sì, i nani non avrebbero mai potuto sconfiggere il drago.
Il mentore è quindi una persona che crede nell’eroe anche quando egli stesso non crede nelle sue capacità. Quella colonna portante che gli consente di muovere i primi passi nel mondo straordinario.
Seminare informazioni
Ultimo compito del mentore, ma non ultimo per importanza, è quello di seminare informazioni. Può sembrare un compito che coincide con l’insegnamento, ma c’è una sottile differenza: l’insegnamento è attivo, alla fine del quale l’eroe possiede una capacità che prima non aveva: Luke diventa Jedi, Rocky un pugile e Daniel un karateka.
Il seminare informazioni è invece un vero e proprio passaggio di indizi, che sul momento non sembrano avere molta rilevanza, ma durante la storia acquistano un significato, facendo spesso la differenza tra disfatta e successo.
Un esempio perfetto è Albus Silente.
Il preside non insegna assolutamente niente ad Harry durante l’intera saga, neanche un misero incantesimo, ma non fa altro che disseminare informazioni in ogni singola frase che pronuncia.
Questa marea di indizi, che raggiunge l’apice con gli oggetti lasciati in eredità a Harry, Ron ed Hermione, diventano la base di ogni supposizione e ipotesi del trio durante l’ultimo capitolo della saga.
Ma la segretezza di Silente diventa anche un’arma a doppio taglio, perché porta Harry ad interrogarsi spesso sul tipo di rapporto che ha avuto con il preside ma, alla fine, il boccino, Le Fiabe di Beda il Bardo e il deluminatore acquistano il loro vero significato, rivelandosi indispensabili per sconfiggere Voldemort.
I tipi di mentore
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C. Vogler, Il viaggio dell’eroe – La struttura del mito ad uso di scrittori di narrativa e di cinema, Dino Audino Editore, Roma 2020, p.39
Pensaci un attimo: i valori in cui credi ti sono stati passati solo da persone positive nella tua vita?
O magari sono stati anche degli esempi negativi che ti hanno fatto capire cosa sia giusto o sbagliato?
Un cattivo insegnante, un compagno di classe bullo, un datore di lavoro schiavista, possono rientrare nella definizione di mentore negativo di Vogler: personaggi che con il loro pessimo esempio spingono l’eroe verso i giusti valori.
Vogler parla anche di mentori caduti: personaggi che hanno fallito il loro viaggio dell’eroe, e ora cercano di riscattarsi aiutando il nuovo protagonista.
Ma vediamo nel dettaglio queste due figure con alcuni esempi.
Mentore negativo
Come già scritto sopra, i mentori negativi sono quei personaggi che insegnano con il cattivo esempio, facendo sentire l’eroe distante dal loro sistema di valori e dal loro modo di vivere.
Un esempio sono i Dursley: Vernon, Petunia e Dudley, con le loro angherie e cattiverie, mostrano ad Harry una serie di valori che lui trova insopportabili.
Non a caso, quando incontra per la prima volta Draco Malfoy, lo inquadra subito come simile a suo cugino Dudley: un bullo a tutti gli effetti.
Se Harry non avesse avuto Dudley nella sua vita, forse avrebbe stretto amicizia con Draco e quest’ultimo l’avrebbe convinto che la migliore casa di Hogwarts è Serpeverde. Così, Harry non avrebbe mai chiesto al cappello parlante di non assegnarlo a quella casa, e avremmo avuto una saga ambientata in un sotterraneo e non nella torre di Grifondoro.
Ovviamente queste sono tutte supposizioni, ma se Harry avesse avuto un’infanzia facile molto probabilmente non sarebbe stato lo stesso ragazzo e non avrebbe potuto affrontare la sua avventura.
Però, il mentore negativo può anche essere un personaggio che inizialmente si traveste da mentore positivo solo per attirare l’eroe in una trappola.
Rimanendo nel mondo di J. K. Rowling troviamo Barty Crouch Junior, che sotto le mentite spoglie di Alastor (Malocchio) Moody dà consigli ad Harry per aiutarlo a superare le prove del Torneo Tre Maghi.
L’aiuto del falso professore è ben visto da Harry, tanto che arriva a stimarlo e a fidarsi di lui. Ma, ovviamente, Barty Crouch Junior dà consigli al giovane Potter solo per fargli afferrare la coppa e portarlo al cospetto di Voldemort.
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Mentore caduto
In conclusione parliamo dei mentori caduti.
I mentori caduti sono quei personaggi che hanno affrontato il viaggio dell’eroe e lo hanno fallito o, in seguito alla loro vittoria, non hanno ottenuto il lieto fine che si meritavano.
Un esempio lo possiamo trovare in Haymitch Abernathy, vincitore dei 74esimi Hunger Games, che da quell’arena insanguinata in realtà non è mai uscito.
Katniss e Peeta si trovano davanti un mentore costantemente ubriaco, che sembra non possa avere alcuna utilità per loro. Però, conoscendo Katniss e notando la sua ottima capacità di sopravvivenza, Haymitch trova di nuovo uno scopo nella vita e cerca di redimersi aiutandola a vincere gli Hunger Games.
Insomma, il mentore caduto è qualcuno che ha fallito, che spesso si è fatto sopraffare da questo fallimento ma che, quando gli capita l’occasione di fare la cosa giusta, aiuta l’eroe, perché, in fondo, è stato un eroe anche lui.
Come ideare il tuo Mentore
Sei arrivato alla fine della guida, e ora puoi iniziare a immaginare il mentore della tua storia! O forse lo avevi già in mente, ma non sapevi che fosse un mentore! 😉
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