Ciao, aspirante scrittore!

Se sei finito su questa pagina le alternative sono due:

  • stai cercando una definizione di antagonista;
  • oppure non sai come creare un villain credibile per la tua storia.


In entrambi i casi sei finito nel posto giusto! 😉

Quindi partiamo subito dal primo punto: chi è l’antagonista?

Per prima cosa devi sapere che tutti gli antagonisti mai scritti sono l’incarnazione di un archetipo che esiste dalla notte dei tempi: l’ombra.

“Ombra” è il termine tecnico che si usa in narrativa per identificare l’antagonista della storia ed è quel personaggio che cerca di far fallire il protagonista, portando conflitto e pathos.

In questa sede, però, vogliamo concentrarci su come costruire al meglio questo personaggio, quindi, se vuoi approfondire il concetto di ombra, ti rimandiamo a un articolo molto importante e al suo video di approfondimento: Ombra: il cattivo della narrazione.

Ma attenzione: non pensare all’antagonista solo ed esclusivamente come al cattivo di turno, perché ti ritroveresti a scrivere uno stereotipo, facendo storcere il naso al lettore.

Quindi come si fa a scrivere un antagonista credibile?

Può sembrare banale ma per prima cosa devi immaginarlo.

Vediamo insieme come fare.

antagonista_immagine1

Primo esercizio: come dare forma al tuo antagonista

Proprio come abbiamo fatto per il protagonista, anche in questo caso, per prima cosa bisogna definire due punti principali:

  • l’aspetto esteriore;
  • il suo passato.


Perché queste due cose vanno a braccetto?

Perché l’aspetto esteriore di un personaggio riflette il suo vissuto e dà anche indizi sul suo futuro.

Per farti un esempio, la prima volta che Harry Potter incontra Voldemort, quest’ultimo è un parassita nel corpo del Professor Raptor (o Quirrell come nelle ultime traduzioni), questo perché, cercando di uccidere Harry ancora in fasce, la sua maledizione senza perdono gli si è ritorta contro. E anche successivamente, quando riesce a risorgere, non ha fattezze umane, ma ricorda piuttosto un serpente.

Ecco, l’aspetto di Voldemort riflette perfettamente il suo passato e, anche se il lettore non lo conosce ancora, era ben chiaro a J.K. Rowling fin da quando ha scritto le prime pagine della saga.

La stessa cosa devi fare tu, devi immaginare il tuo antagonista e porti le domande giuste per delineare il suo passato.

Ovviamente, puoi anche non avere tutti i dettagli definiti fin dal principio, ma è bene appuntarsi quelli decisivi.

Per quanto riguarda l’aspetto esteriore ti invitiamo a trascrivere e compilare questa tabella, che potrai sempre arricchire a tuo piacimento con dettagli che ritieni importanti. Noi la compiliamo tenendo come esempio Voldemort:

SessoUomo
Altezza1,80 m
Età55-60 anni 
Peso70 Kg
OcchiRossi
CapelliPelato
BoccaSottile, senza labbra
SopraccigliaNon presenti
FisicoSlanciato e magro
Segni distintiviViso serpentino e pelle chiarissima

Invece, per definire il suo passato ti lasciamo una serie di domande a cui rispondere:

  • dove e quando è nato?
  • che tipo di famiglia aveva (numerosa, piccola, unita, conflittuale)?
  • che rapporto aveva con i genitori (o chi lo ha cresciuto)?
  • ha fratelli o sorelle? Che rapporto ha con loro?
  • com’è stata la sua infanzia: felice, difficile, segnata da eventi particolari?
  • ha frequentato la scuola? Se sì, quali ricordi o esperienze l’hanno segnato di più?
  • ha completato gli studi (liceo, università, apprendistato, formazione speciale)?
  • qual è stato il suo primo lavoro o la sua prima responsabilità?
  • quali successi o fallimenti ha vissuto in passato che lo hanno cambiato?
  • ha avuto amicizie importanti o relazioni che lo hanno influenzato?
  • c’è stato un evento traumatico o decisivo che ha plasmato il suo carattere?
  • quali sogni o ambizioni aveva prima che la storia iniziasse?
  • quali valori o convinzioni ha maturato grazie (o a causa) delle sue esperienze?
  • ha viaggiato o vissuto in posti diversi da quello in cui si trova ora?
  • c’è un segreto o un episodio che non racconta a nessuno, ma che lo definisce?


Una volta che ti sei appuntato le risposte tienile sempre a portata di mano e aggiungi tutti i dettagli che ti vengono in mente mentre scrivi la tua storia.

Ma ora entriamo nel vivo di questa guida, e vediamo insieme come creare un antagonista memorabile.

Mettiti alla prova con i nostri esercizi!

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Secondo esercizio: il cuore dell’antagonista

La domanda che devi porti adesso è: perché è malvagio?

Le alternative di solito sono due:

  • lo è sempre stato: come nel caso di Voldemort;
  • ha avuto un evento scatenante che lo ha portato a imboccare la strada della malvagità: come è successo ad Anakin Skywalker.

Non c’è una scelta giusta o sbagliata, in entrambi i casi devi però tenere conto di una cosa: nella maggior parte dei casi l’antagonista si vede come un eroe.

Infatti, come nel mondo reale, difficilmente una persona si ritiene malvagia, molto spesso si crede vittima degli eventi oppure crede che il fine giustifichi i mezzi, qualsiasi essi siano.

Perché, proprio come esistono gli eroi senza macchia e senza paura, esistono anche le ombre che sono l’incarnazione del male assoluto, ma al giorno d’oggi al lettore piace interrogarsi di più su questi personaggi, vederli come uno specchio distorto dell’eroe.

Un esempio perfetto lo troviamo in Batman – Il Cavaliere Oscuro, secondo film della trilogia diretta da Christopher Nolan.

Qui vediamo Harvey Dent, procuratore distrettuale di Gotham e paladino della giustizia, trasformarsi in assassino assetato di vendetta a causa delle macchinazioni del Joker.

Ovviamente Harvey non è l’antagonista principale del film, ma resta un ottimo esempio: lui e Bruce Wayne partono dagli stessi valori morali, ma la tragica morte di Rachel li divide per sempre.

È proprio questo che piace: vedere come un personaggio, inizialmente positivo e con buoni propositi, si trasformi — per una serie di avvenimenti o scelte sbagliate — in un nemico memorabile.

Quindi ricordati che il trucco di usare il villain come uno specchio distorto dell’eroe, funziona molto bene, sia con antagonisti complessi sia con cattivi che sono l’incarnazione del male assoluto.

Prendiamo Voldemort: è orfano, con un’infanzia segnata da solitudine e assenza di affetti, proprio come Harry. La differenza è che, di fronte a quel vuoto, il primo sceglie il dominio e l’altro l’amore.

È questo contrasto che rende un antagonista vero: due percorsi che partono da basi simili, ma che si separano per sempre a causa delle scelte compiute.

Anche in questo caso, per aiutarti a delineare meglio il carattere del tuo antagonista, ti lasciamo una serie di domande:

  • qual è l’obiettivo del tuo antagonista?
  • perché lo segue con tanta convinzione?
  • quali valori o convinzioni lo spingono a considerarsi “nel giusto”?
  • in cosa si assomigliano protagonista e antagonista?
  • qual è la linea che li divide?
  • cosa accadrebbe se il protagonista seguisse la stessa strada dell’antagonista?
  • qual è la sua visione del mondo? È ottimista, cinica, disperata?
  • qual è la paura più grande che lo guida (perdita, solitudine, fallimento)?
  • a chi o a cosa è disposto a sacrificare tutto pur di raggiungere il suo scopo?
  • ci sono persone o cause che giustificano le sue azioni agli occhi suoi e/o del lettore?
  • se l’antagonista raccontasse la sua storia, come giustificherebbe ciò che fa?
  • quanto è consapevole della sua “cattiveria”? La nega, la abbraccia, la minimizza?
  • se avesse fatto una scelta diversa nel passato, sarebbe potuto diventare un eroe?
  • cosa lo renderebbe ancora più pericoloso se ottenesse ciò che vuole?


Se riflettendo su queste domande sono emersi nuovi dettagli fisici o del passato del tuo antagonista, riprendi la tabella e le domande di prima e ampliale.

Ricordati: è sempre importante che tu abbia ben chiaro ogni dettaglio del personaggio che stai creando.

Passiamo al terzo esercizio!

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Terzo esercizio: i limiti dell’antagonista

In questo esercizio c’è la chiave della vittoria del tuo eroe.

Ci spieghiamo meglio: eroe e ombra si scontrano verso la fine della tua storia nella prova centrale e, se vuoi un lieto fine, l’antagonista deve essere sconfitto.

I semi della sua sconfitta li devi piantare già dalla prima pagina del tuo racconto e altro non sono che i suoi difetti.

Infatti, nella maggior parte dei casi, l’antagonista viene sconfitto perché il protagonista riesce a far leva su un suo difetto o su un suo errore per vincere la battaglia.

Troviamo un esempio perfetto sempre in Harry Potter.

Nell’ultimo libro della saga, Voldemort viene sconfitto non tanto perché Harry è più forte di lui in senso assoluto, ma perché il mago oscuro è vittima del suo più grande difetto: la superbia.

Convinto di essere invincibile, Voldemort non si accorge che Harry, sacrificando volontariamente la propria vita, ha riprodotto sui suoi amici la stessa protezione d’amore che sua madre gli aveva donato da neonato.

Accecato dalla sua arroganza, il Signore Oscuro continua a combattere senza capire che nessuno degli alleati di Harry può più essere ucciso da lui.

Questo errore lo porta inevitabilmente all’ultimo duello, dove la sua maledizione mortale si ritorce contro di lui.

Quindi rifletti attentamente sui difetti del tuo antagonista, perché qui può esserci la chiave di volta per la vittoria del tuo eroe.

Come sempre ti lasciamo qualche domanda utile a cui rispondere:

  • qual è la debolezza principale del tuo antagonista?
  • in che modo questa debolezza influisce sulle sue azioni?
  • può diventare l’elemento decisivo del climax della tua storia?
  • l’antagonista è consapevole del proprio limite o lo ignora?
  • il protagonista può sfruttarlo in modo diretto (un errore, una paura) o indiretto (una persona cara, un’ossessione)?
  • la sua debolezza è legata a un tratto umano (arroganza, insicurezza, gelosia) o a un elemento esterno (un alleato infedele, una risorsa limitata)?
  • cosa accadrebbe se questa debolezza venisse rivelata pubblicamente?
  • il difetto dell’antagonista è in realtà la distorsione di una qualità (es. coraggio → imprudenza, amore → ossessione)?
  • la sua debolezza lo rende più umano agli occhi del lettore o più detestabile?
  • è un limite che può superare durante la storia, o rimane la sua condanna inevitabile?


Appuntati con cura tutte le risposte per poi passare all’ultimo esercizio.

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L’antagonista: un ultimo esercizio per rafforzare il conflitto della tua storia

L’ultimo esercizio che ti diamo da fare è molto semplice: scrivi!

Dopo aver delineato chi è il tuo antagonista, il suo passato, i suoi obiettivi e i suoi difetti, usa tutte queste informazioni per costruire la scena del primo vero scontro tra lui e il tuo protagonista.

Non serve che sia il duello finale: può essere anche un confronto verbale o un momento in cui il protagonista scopre quanto il suo avversario sia pericoloso.

L’importante è che emerga subito la tensione e che il lettore intuisca quale conflitto porterà avanti la storia.

Ciò che ti chiediamo, dunque, è di scrivere qualche pagina (la lunghezza non è importante) in cui metti in scena questa relazione di opposizione. Una volta finito, rileggi il testo e chiediti:

  • si percepisce chiaramente che l’antagonista è una minaccia credibile?
  • ho reso evidenti i suoi obiettivi e i suoi difetti?
  • è emersa la differenza fondamentale che lo separa dal mio protagonista?


Se riesci a rispondere sì a queste domande, significa che hai gettato basi solide per un conflitto narrativo avvincente.

Una volta fatto questo esercizio puoi (e devi!) continuare a scrivere, ma se incontri difficoltà ti invitiamo a leggere i numerosi articoli presenti sul nostro sito: ti aiuteranno a sviluppare al meglio la tua storia.

Se invece vuoi un confronto diretto, puoi inviarci il tuo elaborato e discutere con noi durante una consulenza narrativa: ti guideremo passo dopo passo per rendere il tuo antagonista davvero memorabile.

Per il resto… buona scrittura! ✍️

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